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La violenza nel calcio: i casi che hanno colpito i calciatori. Gravina: “Il DASPO da solo non è sufficiente”

Presentati nella sede del Centro Sportivo della Polizia di Stato “Tor di Quinto” i dati su violenze e minacce ai calciatori della stagione 2021/22.

Presenti Oltre al Presidente AIC Umberto Calcagno, presenti alla conferenza stampa il Ministro dello Sport Andrea Abodi, il Presidente FIGC Gabriele Gravina e Paolo Cortis, Presidente dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive del Ministero dell’Interno che ha collaborato alla presentazione del Rapporto.

L’analisi condotta dallOsservatorio AIC ha evidenziato, in linea generale, un aumento dei casi rispetto alle stagioni precedenti, ed un cambiamento nelle motivazioni e nelle modalità di realizzo degli episodi, aggressioni fisiche e le rapine in casa o per strada, agevolate dalla facilità di conoscere le abitudini di personaggi sempre più pubblici.

Dei 121 casi denunciati in Italia il 43% si sono avvenuti al nord, il 27% al sud e nelle isole, il 24% al centro.

Il “razzismo” (43%) resta ancora tra le principali motivazioni, mentre diminuisce l’incidenza delle aggressioni via social che pure restano molto presenti. Prestazioni ritenute non all’altezza (44%) e i trasferimenti di mercato (13%) tra le altre principali cause.

Nell’ultimo campionato censito, si rilevano le seguenti differenze rispetto alle edizioni precedenti del Rapporto:
– sensibile aumento dei casi;
– i calciatori di Serie A sono i più colpiti;
– le intimidazioni sono diminuite (ma sempre molto presenti) sui social da quanto sono stati riaperti gli stadi;
– un caso su due si registra al Nord (la Lombardia sottrae il primato al Lazio);
– nei campionati dilettantistici: la III Categoria sottrae il primato all’Eccellenza.

Queste le parole del presidente FIGC Gravina:

“Anche se sono diminuiti gli atti di violenza dentro gli stadi, in questa stagione sono tornate modalità di aggressione verbale e fisica nei confronti dei singoli, interventi come il Daspo, ad esempio, possano essere sufficienti. Dobbiamo adottare provvedimenti ancora più severi contro certi delinquenti che nulla hanno a che fare con il mondo del calcio”.

Così il ministro allo Sport Abodi:

“Ciò che avviene oggi non crea il giusto clima per gli atleti del futuro. Raccogliamo ciò che seminiamo e in certi ambiti sportivi abbiamo atteggiamenti che hanno conseguenze gravi e denotano sempre di più una mancanza formativa di educazione. Il tema della violenza va analizzato nel presente, ma deve anche tracciare nuove traiettorie educative per il futuro. Se oggi abbiamo genitori più aggressivi dei figli sui campi di calcio dobbiamo farci delle domande”.

Tra gli obietti prefissati un progetto che andrà nelle scuole cercando di trasmettere una cultura sportiva differente e riqualificare la figura del calciatore agli occhi dell’opinione pubblica.

Fonte AIC (Associazione Italiana Calciatori).

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