Rassegna Stampa

Lippi: “Ripartire solo con contagi zero, terminare questa stagione prima di iniziare la nuova”

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Il CT campione del mondo con l’Italia nel 2006 Marcello Lippi ha rilasciato un’intervista telefonica che è possibile leggere in versione integrale sulla “Gazzetta dello Sport” oggi in edicola e della quale vi proponiamo un breve estratto.

“Ripartire. Recuperare la voglia di vivere. Ma il nemico è ancora lì, il pericolo non è scongiurato.  Spero che, chi decide, stia pensando al calcio dilettantistico che rischia di scomparire. Spero lo protegga. Quello d’élite ne uscirà sicuramente ridimensionato, ma tutto sommato non sarebbe neanche un male.

Si è portati a credere che i calciatori siano tutti viziati e ricchi, che pensino solo a soldi, macchine, belle donne. Demagogia. Ci sono quelli così come in tutte le categorie. Ma poche hanno la stessa sensibilità sociale dei calciatori. Odio chi fa beneficenza e lo comunica subito ai giornali. I calciatori la fanno in silenzio. E non
soltanto se regalano soldi a chi ne ha bisogno. Anche se dedicano un pomeriggio a bambini autistici o disabili, offrendo il loro tempo e il loro sorriso.

Aggressività. Verticalizzazioni. Attacco degli spazi. Il calcio di oggi è diventato molto più semplice di qualche anno fa: ha rinunciato al possesso palla insistito che anche Guardiola non pratica più.  Oggi le squadre europee impostano con 4/5 passaggi di possesso per evitare la pressione degli avversari, poi hanno due soluzioni. Una è la verticalizzazione verso due o tre attaccanti di movimento, che spesso tagliano il campo come quelli del Liverpool, perché quasi nessuno schiera più il centravanti boa. L’altra è l’accelerazione palla al piede dei giocatori veloci e tecnici, dopo che i difensori hanno giocato d’anticipo, mentre tutta la squadra li affianca nella corsa attaccando gli spazi.

Cina? Fabio Cannavaro ha appena finito la quarantena, ma non può allenare i brasiliani tornati a casa. Per ora
non possono rientrare. Lì si parlava di ripartire a metà maggio, poi a fine maggio. In realtà la Cina ha vinto la sfida, ma resta vigile perché il ritorno di qualche centinaio di persone positive ha fatto ripartire i contagi. 

Quando ripartirei con il calcio? Soltanto quando saremo a contagi zero. Non importa se a porte aperte o chiuse: non è questo il problema. Il problema è che impossibile non succeda qualcosa se una squadra, una cinquantina di
persone in tutto, viaggia e incontra camerieri, cuochi, autisti… Solo quando questa guerra sarà vinta dovremo
ripartire. E dalla 26ª giornata. Niente play-off o altre formule, per carità. Dodici giornate. Non è giusto che
chi ha fatto sei mesi eccezionali debba giocarsi tutto in due partite, e lo stesso per chi sta lottando per la retrocessione. Campionato e coppe: non si comincia la nuova stagione prima di aver finito questa.

La prossima partirà più tardi, avrà qualche turno infrasettimanale. Non importa. E non è soltanto questione di campo… S’immagina che cosa accadrebbe con un’assegnazione straordinaria? Tra reclami, ricorsi, avvocati, tribunali… non ne usciremmo più”.

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