Calciatori del Napoli

Lobotka: “Conte mi ha cambiato. Napoli è casa”

Stani Lobotka alla vigilia della sfida di Champions in programma questa sera al Maradona, ha  parlato del suo Napoli, dei compagni di squadra di Conte e svelato i suoi segreti in campo.

Così ai microfoni di The Athletic’

Per me Napoli è come una seconda casa.
Mi sento napoletano perché sono qui da tanti anni. Il cibo è incredibile.
La città, la gente, la mentalità. Sono davvero felice qui.
Scudetto? È come se qualcuno avesse salvato il mondo. Ho visto come festeggiava la gente ogni giorno. Era tutto chiuso perché avevamo vinto. Ovunque andassi mi sentivo il presidente del Paese. “Grazie, Lobo!”

Conte?
Avevo parlato con Milan Skriniar, mio compagno in nazionale, che ha giocato con Conte all’Inter. Mi ha detto: “Non sarà facile, ma se fai tutto quello che vuole, a fine stagione avrai successo”». È stata la preparazione estiva più dura della mia vita. Ero stanchissimo. Ma sono diventato più forte fisicamente e mentalmente. Tutto aveva un senso. Il modo in cui ci prepara per ogni partita: va esattamente come dice lui. Rende tutto più facile per i giocatori. Conte mi ha migliorato molto, soprattutto quando non abbiamo il pallone, ma anche quando lo abbiamo… ad esempio su come controllare quando sono solo, da che parte girarmi. Piccole cose che ti fanno pensare. Le provi in allenamento e poi succedono in partita. Vedi che aveva ragione e questo ti dà fiducia.

Anguissa e McTominay?
Sono bravi con la palla per quanto sono grandi. Scott è più box-to-box. Anche Frank è molto forte. Entrambi attaccano l’area, entrambi sono forti di testa. So che posso dare palla a Frank anche sotto pressione: non la perde. Quando vedo Scott libero, cerco di servirlo perché ha un gran tiro ed è una buona occasione per segnare. Quando ci connettiamo, i passaggi corti che facciamo creano spazio anche per gli altri.

Hojlund?
Non credo ci siano molti attaccanti come Rasmus in questo momento. Corre tantissimo per essere una punta e lavora molto per la squadra. È davvero fastidioso per i difensori perché pressa sempre forte e non è facile quando giochi una palla lunga. È velocissimo. 

Xavi, Andrés Iniesta e Sergio Busquets, Luka Modrić e Marco Verratti?
Sono i giocatori che mi piacevano perché sono come me. Piccoli, ma fortissimi sotto pressione, bravissimi nell’uno contro uno.

Voglio gestire il gioco.
Quando vedo che per cinque minuti è tutto troppo su e giù, potrei giocare una palla lunga, ma nella mia testa mi dico: “Ok, ora è troppo aperta”. Tengo il pallone, organizzo la squadra, cerco di far riposare un po’ tutti e poi provo a creare occasioni.
Guardo dove sono, vedo quali passaggi sono possibili. Se c’è un compagno con due o tre avversari addosso, so che è pericoloso. C’è un rischio. Dico: “No”

 

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