Neapolitan beauty
‘’Potrei essere piuttosto incazzato per quello che mi è successo, ma è difficile restare arrabbiati quando c’è tanta bellezza nel mondo. A volte è come se la vedessi tutta insieme ed è troppa. Il cuore mi si riempie come un palloncino che sta per scoppiare. E poi mi ricordo di rilassarmi, e smetto di cercare di tenermela stretta. E dopo scorre attraverso me come pioggia, e io non posso provare altro che gratitudine, per ogni singolo momento della mia stupida, piccola, vita. Non avete la minima idea di cosa sto parlando, ne sono sicuro, ma non preoccupatevi: un giorno l’avrete!”
Il Napoli perde nettamente un’altra partita, in casa del Porto, la quarta giornata di Champions, finisce 4-1.
Dopo un primo tempo giocato discretamente, e un inizio di ripresa speranzoso, al 71’ un mostruoso Gabri Veiga, sigla il vantaggio per i portoghesi, e da quel momento la barca partenopea affonda totalmente.
Cosa ci si doveva aspettare, una squadra senza un briciolo di energia, senza un minimo di tecnica negli appoggi anche i più semplici, e che lascia praterie su praterie agli avversari, ogni volta che questi superano la metà campo?
Nel 1999, il ventesimo secolo si conclude con un vero e proprio capolavoro cinematografico uscito nelle sale americane il 15 settembre, American Beauty, vincitore di cinque premi Oscar, diretto da uno straordinario Sam Mendes.
Lester Burnham, interpretato da un leggendario Kevin Spacey, è un marito abbattuto che trascorre le giornate all’insegna della monotonia.
Quando incontra Angela, amica adolescente di sua figlia, la sua vita cambia completamente.
Il film rappresenta la farsa del sogno americano, raccontando un matrimonio fasullo e infelice, per cui Lester decide di ribellarsi.
Il mongolo citato all’inizio, che corrisponde alla scena finale di questo capolavoro, è una profonda gratitudine verso la propria esistenza, accettandone limiti, fragilità e imperfezioni.
Il Napoli affronta un periodo drammatico, ma forse il presidente, e la società tutta si renderà conto una volta per tutte della situazione e dei loro errori, assumendosi le conseguenze e non scaricando tutte le colpe sul proprio allenatore, se pur anche lui per certi versi discutibile, ma di certo l’ultimo colpevole di questo straziante scenario.
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