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OLTRE L’EFFETTO MATILDA: ALL’UNIVERSITÀ FEDERICO II LE DONNE RISCRIVONO LE GEOGRAFIE DEL SAPERE

Si è tenuto a Monte Sant’Angelo l’evento “BIOS – Biografie, Identità, Opportunità, Sogni”. Un viaggio corale tra scienza, discipline umanistiche e impresa per fondare un Nuovo Umanesimo, nel cuore del cartellone del Marzo Donna 2026 di Napoli

Ci sono pomeriggi in cui le aule universitarie si trasformano in fucine di pensiero vivo, dove le parole si fanno strumenti di consapevolezza. È esattamente ciò che è accaduto in un pomeriggio molto intenso nell’Aula Azzurra Lorenzo Mangoni” del Complesso Universitario di Monte Sant’Angelo. L’evento “BIOS – Biografie, Identità, Opportunità, Sogni”, promosso dal Dipartimento di Biologia a cura della prof.ssa Tiziana Angrisano e in collaborazione con la dott.ssa Giuliana Napolitano, non è stato un rituale convegno accademico, ma un manifesto programmatico per il futuro.

Inserito nel prestigioso cartellone Marzo Donna 2026 del Comune di Napoli (“Il tuo nome, donna. Chi siamo e da dove siamo partite”), l’incontro ha mantenuto la sua complessa e ambiziosa promessa: tracciare una linea di continuità tra le conquiste storiche e le sfide di domani, esplorando il contributo femminile attraverso un caleidoscopio di saperi.

Un Nuovo Umanesimo tra Scienza e Spazio

Il fil rouge della giornata è stata la necessità di un “Nuovo Umanesimo“, come delineato in apertura per superare la frammentazione dei saperi. Un approccio in cui il rigore intellettuale si fonde con l’ascolto e la creatività. Lo ha dimostrato plasticamente l’intervento di Stefania De Pascale, “astro-agronoma” capace di portare l’immaginazione e la vita fin sulle future colonie lunari e marziane, intrecciando la botanica al fascino dell’esplorazione spaziale.

Ma per puntare alle stelle, occorre prima destrutturare i pregiudizi sulla Terra. Cruciale, in questo senso, la riflessione sul mondo STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics). Paolo A. Netti ed Enza Torino hanno ribaltato la prospettiva sulla bioingegneria: il gender gap non nasce da una presunta scarsa propensione femminile, ma dall’attrattività degli ambienti stessi. La domanda da porsi non è più perché le donne non scelgano certe ingegnerie, ma perché siano queste ultime a non saperle includere. Una diversità di sguardi che, come ha ricordato Concetta Ambrosino, trasforma il “caos” interdisciplinare in pura innovazione, e che ha permesso a scienziate del calibro di Maryna Viazovska o alla storica Ipazia – evocate da Cristina Trombetti – di segnare la storia della matematica uscendo dall’oblio.

Smantellare l’Effetto Matilda: Genealogie e Resistenze

Nonostante i traguardi raggiunti, l’ombra del pregiudizio sistemico è ancora lunga. Eliodoro Pizzo ha portato in sala la cruda realtà dell'”Effetto Matilda“, quel bias strutturale che nel 2026 ancora svaluta il merito femminile a favore di narrazioni maschili. Rompere questo soffitto di cristallo richiede nuove alleanze e nuove narrazioni. Tiziana Angrisano, professoressa associata in genetica (Dipartimento di Biologia-Federico II) ha invitato a costruire “nuove genealogie” di maestre di scienza, figure più libere e autentiche in grado di scardinare i modelli tradizionali: “Ci tenevo a mostrare un po’ quella che è la visione dal punto di vista delle arti, delle scienze e dell’impresa per comunicare ai giovani che l’idea della donna è cambiata completamente negli anni.  Abbiamo visto da dove siamo partiti, dove siamo arrivati e come ci siamo arrivati: attraverso tante esperienze di matematici, umanisti e anche artisti. I ragazzi e gli studenti presenti oggi devono apprendere che la donna sta cambiando, che la visione della donna è completamente diversa e che la cultura è il posto ideale per dare ai giovani questa informazione, questa idea di cambiamento e di trasformazione.  Secondo quanto emerso dall’incontro, l’idea della donna nel futuro deve essere: Inclusiva; Comunicativa; Accogliente. Soprattutto, l’idea delle donne che non vogliono collaborare con le altre donne deve scomparire. Quello di oggi è stato anche un modo per creare reti e nuove relazioni con settori diversi, in modo tale da poterci conoscere meglio e poter creare nuovi progetti culturali e scientifici. Quindi il messaggio ai giovani è proprio questo: il cambiamento è trasformazione ed è miglioramento. Dalla cultura si comincia e si parte con l’idea della donna nel futuro”.

Le ha fatto eco Giuliana Napolitano – Ricercatrice di Genetica al Dipartimento di Biologia (Federico II) – ricordando come il sogno infantile di “fare la scienziata” debba ancora scontrarsi con l’attrito persistente degli stereotipi: il successo non cancella magicamente le crepe del sistema.

Le sue dichiarazioni: “Ho collaborato con la professoressa Tiziana Angrisano alla costruzione della giornata, invitando in ateneo donne che potessero essere figure di riferimento per visione e per contributo dato alla Federico II. Per quanto riguarda invece la mia storia, volevo comunicare che “basta un sogno”: certe volte basta un sogno per realizzare il proprio obiettivo; prima è un sogno, poi diventa un obiettivo. Per fare questo, le donne spesso devono districarsi tra pregiudizi e stereotipi. Probabilmente io sono stata brava in questo senso: ho ignorato la presenza degli stereotipi e il peso dei pregiudizi. Mi sarebbe piaciuto finire dicendo che basta un sogno, però in realtà non è così, perché la deriva a cui stiamo arrivando oggi è molto pericolosa. Ho citato un report della Kings College University di Londra, datato 5 marzo 2026, riguardante i ragazzi della Generazione Z (tra i 14 e i 26 anni). Il 30% dei maschi di questa generazione crede che: La donna debba fare lavori domestici; La donna debba obbedire all’uomo; L’uomo non debba piangere. La giornata di oggi era intesa in questo senso: non dimentichiamoci che dobbiamo sognare, ma non dimentichiamoci che dobbiamo agire sull’educazione e sulla formazione delle menti. Forse è troppo tardi farlo all’università; dobbiamo farlo un po’ prima. Diciamo che dobbiamo ancora lavorare”.

È una resistenza che affonda le radici nella storia, come ha magistralmente illustrato Gionata De Vico analizzando la figura della “janara” in Età Moderna: donne accusate di stregoneria che, come la capuana Agata Basile, seppero trasformare lo stigma in una sofisticata strategia di sopravvivenza ed agency femminile. “Secondo me è una outsider, una fuoriclasse – dichiara De Vico, Direttore del Dipartimento di Biologia alla Federico II – La potrei collocare tra i manager, soprattutto i manager di se stessi: nella gestione della propria personalità e della propria professionalità. Significa fare della propria professione un’arte e padroneggiare l’arte di sopravvivere in condizioni complesse. In certe circostanze è una grande qualità che include: capacità di resilienza; Intelligenza nel saper cogliere al volo le opportunità; Saper fare un bel po’ di teatro, perché spesso saperci fare può servire”.

Una forza primigenia che riecheggia anche nella Napoli di Martin Cristofaro e nei miti millenari della Sirena Partenope, ricordati da Luciano Gaudio, fino ad arrivare alla Beatrice dantesca riletta da Andrea Mazzucchi attraverso la lente del pensiero della differenza di Luce Irigaray e Rosi Braidotti.

La Cura, l’Impresa e il Futuro

Ma in che modo questa potente eredità culturale si traduce in impatto nel presente? La risposta è giunta dalla pluralità delle applicazioni pratiche. Dall’intelligenza artificiale e la robotica sociale analizzate da Cristina Mele, dove la tecnologia diventa strumento di “cura” ed empatia profonda, fino alla biologia molecolare di Barbara Majello, che ha descritto la genomica come un processo creativo vicino all’arte.

Lo scatto in avanti riguarda anche il mondo dell’imprenditoria e della società civile: l’ingegnere gestionale Pierluigi Rippa ha sottolineato l’urgenza di role model femminili per incoraggiare le giovani verso il “fare impresa“, mentre Monica Murero ha evidenziato il ruolo chiave delle donne nella comunicazione scientifica per costruire un’inclusione reale. Un dialogo continuo, intimo e pubblico al tempo stesso, come quello esplorato da Alessandra Pollice, necessario per sprigionare tutto il potenziale inespresso.

Al termine del dibattito, sfociato in un momento conviviale di scambi e sorrisi, la sensazione condivisa dai presenti era quella di aver partecipato a qualcosa di più di una semplice celebrazione. “BIOS” ha lanciato un monito chiaro: riconoscere le radici del contributo femminile non è un mero esercizio di memoria, ma un atto politico ed educativo indispensabile. Perché solo restituendo alla Storia la sua metà finora taciuta o minimizzata, la società contemporanea potrà dirsi pronta, davvero, a progettare il domani.

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