Questa faccenda dell’ordine pubblico sta sfuggendo di mano al mondo del calcio.
Premesso che non sia materia di loro competenza, il calcio ne fa un uso controverso a seconda delle circostanze.
Il tema torna d’attualità per la vicenda legata al derby di Roma( con le altre che si porta dietro) e alla finale del Master 1000.
Il prefetto di Roma, per evidenti motivi di ordine pubblico
e non perché fosse nervoso a causa del primo caffè del mattino uscito male, sposta la partita.
Impossibile gestire due eventi simili quasi in contemporanea con l’afflusso di decine di migliaia di persone a poche centinaia di metri di distanza.
Tutto chiaro e logico ma la Lega non ci sta.
Si costerna, si indigna e si ribella.
“Dobbiamo tutelare i tifosi, soprattutto quelli che devono spostarsi”
e aggiungerei
,sommessamente,
gli interessi dei broadcaster che devono trasmettere le partite ma questa è un’altra storia.
La Lega, dunque, nonostante l’errore commesso in sede di compilazione dei calendari,
non avendo previsto la contemporaneità dei due grandi eventi a Roma,
non solo non si cosparge il capo di cenere ma fa ricorso al TAR.
Tutto per i tifosi… peccato che per gli stessi tifosi, ai quali viene ,sistematicamente,impedito di seguire le squadre in trasferta, sempre in nome dell’ordine pubblico, la Lega non si sia mai battuta né tanto meno indignata.
Eppure è una consuetudine in Italia vietare le trasferte, senza filtri, ai tifosi, soprattutto, a quelli campani.
Anche se sono buoni, bravi e belli, non abbiano mai fatto niente di male e abbiano la tessera del tifoso.
Misteri del misteriosissimo e derelitto calcio italiano.
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