Comprendere il disagio di bambini e adolescenti andando oltre le semplici etichette diagnostiche e riconoscendo il ruolo che corpo, relazioni, scuola e ambiente possono avere nello sviluppo e nell’espressione della sofferenza
È questo uno dei temi al centro dell’attività clinica e scientifica di Annamaria Ascione, psicologa clinica e psicoterapeuta campana a indirizzo psicoanalitico e sistemico-relazionale, impegnata da anni nell’ambito della salute mentale dell’infanzia e dell’adolescenza.
Un percorso che trova una sintesi anche nel suo nuovo saggio, I Disturbi del Neurosviluppo, pubblicato da Ledizioni e presentato recentemente nella Sala Rari della Biblioteca Nazionale di Napoli. Il volume affronta alcune delle principali condizioni del neurosviluppo, tra cui spettro autistico, ADHD, DSA e disturbo oppositivo-provocatorio, proponendo un approccio che non si limita alla classificazione diagnostica, ma prende in considerazione la complessità della storia individuale e dei contesti nei quali il bambino o il ragazzo cresce.
Particolare attenzione viene riservata al rapporto tra famiglia e scuola e alle trasformazioni legate all’ambiente digitale. L’obiettivo è favorire una collaborazione tra i diversi soggetti coinvolti, affinché possano condividere strumenti e strategie utili a sostenere il benessere emotivo e a valorizzare le potenzialità di ogni giovane.
Il percorso di ricerca della psicoterapeuta si estende inoltre al rapporto tra neuroscienze, sviluppo e dolore cronico. Membro del Comitato tecnico-scientifico di ASSIMEFAC e socia dell’AISD, Associazione Italiana per lo Studio del Dolore, Ascione presenterà i propri dati di ricerca al 49° Congresso Nazionale AISD, in programma ad Aci Castello, in provincia di Catania, dall’1 al 3 ottobre 2026.
La comunicazione orale, dal titolo “Il dolore evolutivo come espressione incarnata dell’adattamento neurobiologico: differenze tra infanzia e adolescenza”, si concentra sulle possibili conseguenze dello stress relazionale precoce e delle esperienze avverse sulla maturazione dei sistemi nervoso e neuroimmunitario. Secondo il lavoro presentato, nell’infanzia il disagio che non trova una forma verbale può manifestarsi anche attraverso disturbi funzionali, come i dolori addominali ricorrenti, mentre in adolescenza la relazione tra dolore, stress e regolazione emotiva può assumere forme più complesse, fino a quadri di cefalea cronica e dolore persistente.
Alla base dell’approccio della specialista c’è dunque l’idea di considerare il corpo non soltanto come il luogo nel quale si manifesta un sintomo, ma anche come uno spazio attraverso cui può esprimersi un’esperienza che non è ancora stata trasformata in pensiero e parola.
«Il corpo contemporaneo non è soltanto il teatro di un conflitto psichico già simbolizzato, ma può diventare il linguaggio di ciò che non riesce ancora a diventare pensiero», sottolinea Ascione. In un contesto caratterizzato da accelerazione e iperstimolazione, osserva la psicoterapeuta, il corpo può manifestare il disagio prima ancora che questo assuma un significato consapevole.
Da qui la proposta di un approccio integrato, che punta a non fermarsi alla semplice soppressione del sintomo, ma ad ascoltare la storia emotiva e biologica della persona, mettendo in dialogo medicina narrativa, psicoanalisi e neuroscienze.
Un’impostazione che, nel caso di bambini e adolescenti, porta al centro una domanda fondamentale: non soltanto quale sia il disturbo, ma che cosa quel disagio stia cercando di comunicare.
Ho mantenuto tutti i contenuti sostanziali della nota, rendendoli però più giornalistici, fluidi e adatti alla pubblicazione su una testata.
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