Editoriale

Sapere di aver ragione non basta e dei primati morali i napoletani non sanno più che farsene

L’editoriale del direttore Italia Mele – Sapere di aver ragione non basta e dei primati morali i napoletani non sanno più che farsene.

 

Lo sapevamo tutti che quella sera c’era stato, non solo un clamoroso errore da parte di Orsato ma anche un corto circuito comunicativo, tra VAR e arbitro.

Gli audio cancellati e i documenti mai consegnati alla Procura Federale. Il silenzio dei responsabili,  rotto dopo tre anni con giustificazioni incomprensibili.

Lo sapevamo tutti ma da allora ad oggi non è cambiato niente, anzi. Addirittura la stessa partita a campi invertiti anche in questa stagione è stata uno scempio arbitrale.

Consentitemi, quindi di sentirmi libera di non esultare di fronte a questa ennesima prova di responsabilità da parte di Orsato e sodali.

Dopo aver preso atto del fatto, mi faccio alcune domande:
E quindi?
Cosa accadrà ora?
È prevista qualche azione legale che restituisca il maltolto e punisca senza appello i responsabili?
Si può tornare indietro nel tempo e far rigiocare Inter-Juventus, dal momento successivo alla sacrosanta espulsione di Pjanić?
Si potrà rigiocare anche Fiorentina-Napoli e poi vedere come andrebbe a finire quella stagione senza il bug?
No, non si può.
Allora si può sperare che le cose cambino, che si prendano decisioni drastiche e definitive?
È doveroso sperarlo ma realistico dubitarne.

Dunque, al netto dell’amarezza e della frustrazione, resta solo un intollerabile senso di impotenza.
Sensazioni sgradevolissime e poco confacenti alla mia natura.

Non mi piace sentirmi parte di un sistema per il quale sei sfigato di default.
Poveri ma belli con le tasche (bucate) nelle quali sono finiti tanti complimenti, un po’ di apparente condiscendenza e un’abbondante manciata di ipocrita ammirazione.
Quando vai a infilarci le mani non ritrovi più niente.
Le parole erano emozionanti ma leggere come i sospiri e sono scivolate via.
Insomma la conferma di aver ragione non basta.
Restasse sul piano teorico come risarcimento etico avrebbe il sapore disgustoso di un’ulteriore beffa.

L’ennesimo bombardamento di informazioni tossiche che avvelenano la mente e avvizziscono il cuore riaprendo ferite che non si chiuderanno mai.

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