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Serie A in crisi per la pandemia, i club chiedono la dilazione dei pagamenti delle tasse

Serie A Calcio Pallone

La pandemia da Covid sta mettendo a dura prova tutta la Lega Serie A ed i club italiani che, a poco a poco, non riusciranno a reggere la crisi.

Ad approfondire l’argomento ci ha pensato il Corriere della Sera. Il quotidiano riporta che i club di Serie A, e la Lega, hanno riaperto il fronte relativo agli stipendi dei calciatori; per ora, infatti, questa è l’unica leva dove si possono ridure le uscite.

La Lega Serie A, intanto, sta preparando un documento da inviare al Governo dove sono riportati i danni provocati dalla fase due della pandemia da Covid. Dopo il primo lockdown, la stima era di mezzo miliardo di euro.

Intanto i club pressano su due fronti: il primo è quello per rinviare i pagamenti delle ultime mensilità del 2020; il secondo è quello di trattare con il Governo. Una proposta che potrebbero fare è quella di chiedere il rinvio al Governo del pagamento di una parte del lordo.

Strategia, questa, che non riguarda solo i top player ma anche i più deboli; il fronte comune, infatti, con le altre leghe è proprio per tutelare questi ultimi.

Le parole di Marotta ed il no dell’AIC ad ulteriori tagli

L’ad dell’Inter, Giuseppe Marotta, ha sottolineato più volte questo problema. Il quotidiano riferisce le sue parole, che potete leggere di seguito:

Il costo del lavoro incide pesantemente sui bilanci. Sono venuti meno i ricavi da stadio e le entrate dagli sponsor si sono contratte; per gli stipendi le società spendono il 65% del fatturato, in questo modo chiunque andrebbe in default.

Bisogna studiare delle formule per contenere le uscite. Il problema è diffuso in tutta Europa e lo si vede anche dalla scarsità di trasferimenti in questo mercato.

Intanto il presidente dell’AIC, Umberto Calcagno, ha ribadito con forza il no ai tagli allo stipendio.

Siamo d’accordo sulla richiesta di posticipare il lordo, dato che anche da altri settori industriali è stata ottenuta. Se si deve ripartire da dove ci si era lasciati, ovvero dai tagli agli stipendi, allora no perché abbiamo chiuso le rinegoziazioni a settembre.

Il calcio italiano deve attuare delle riforme per risolvere i problemi strutturali  ridistribuire le risorse verso il basso, come accade in Inghilterra ed in Germania.

 

Per l’articolo completo si rimanda al Corriere della Sera in edicola oggi.

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