Allora, è successo che – dopo un duello durato quasi nove mesi – la Juventus si è aggiudicata pure stavolta, e per la settima stagione di fila, lo scudetto e, dopo aver ascoltato e sopportato nelle settimane precedenti di tutto, Chiellini si è tolto qualche sassolino dalle scarpe. Uno sfogo legittimo e comprensibile, il suo, dopo lo sfottò sulle finali perse, i fuochi d’artificio post Koulibaly, le solite e reiterate accuse di furto, accompagnate da quelle altrettanto pesanti di campionato falsato (nonostante l’introduzione del VAR) e dei punti sottratti volutamente alla squadra di Sarri, oltre a varie ed eventuali sempre e solo contro la Juve. Sfogo che, però, non é stato apprezzato. A Napoli, tanto quanto nel resto d’Italia gemellatosi di recente con Partenope. Perché, a quanto pare, nel calcio vige un bon-ton differente da quello comunemente in uso nella vita quotidiana: se ti offendono, non ti é concesso reagire. Ti danno del ladro per un intero campionato? Ti dicono che gli arbitri dirigono a tuo favore? Ti accusano di aver utilizzato il tuo potere per impedire al Napoli di vincere lo scudetto? Devi accettare in silenzio e portare a casa, non sono ammesse repliche “perché è il comune pensiero”, ti dicono.

 

Così come non ti è concesso rispondere alle prese per i fondelli sulle finali di Champions perse, “perché sono un dato di fatto inconfutabile”, quindi è consentito pure ad Insigne perculare sul tema i colleghi della Juventus. Alla fin fine, cosa ha fatto di male Lorenzino? E se a Napoli sparano i botti sia quando battono (dopo quasi dieci anni) la Juventus a Torino, sia ogni volta che Madama viene eliminata dalla Champions o perde, appunto, una finale, di cosa vuoi rimproverarli? È normale sfottò. Chiellini ha aspettato di conquistare matematicamente il settimo scudetto consecutivo per rispondere a tutto questo pseudo-folklore, e a Napoli, e non solo lì, non hanno gradito. Chiellini è stato infatti accusato di aver usato una violenza verbale senza pari, un livore esagerato. La sua è stata, insomma, una reazione scomposta e troppo sopra le righe. Lui che, a Madrid, aveva fatto il gesto dei soldi ai madridisti, con che faccia viene ora ad insegnare il galateo a Insigne e tutti gli altri? Come si permette!

 

Dal mio modesto punto di vista, Giorgio ha detto, usando per altro un lessico molto educato, quello che qualsiasi juventino avrebbe voluto dire quella sera a Insigne, De Laurentiis, Sarri e ai milioni di tifosi napoletani, e aggregati di altre squadre, dopo avergli – con immenso piacere- rovinato un sogno. Perché non puoi offendere continuamente il tuo avversario, e pretenderne poi il rispetto, proprio tu che non gliene porti. Tu che non ne riconosci mai la superiorità nemmeno a ragion veduta. Perché nel calcio i risultati non si spiegano solo con l’estetica, il bel gioco, ma coi freddi numeri: qual è il miglior attacco della Serie A? Quello della Juve (84 reti segnate finora). Qual è la migliore difesa? Quella della Juve (23 reti subute).

 

Eppoi, visto che a Napoli sono convinti di aver perso pure stavolta il campionato per colpa della Rubentus, Insigne e compagni ci vogliono spiegare perché hanno perso pure la Coppa Italia? Come mai in Champions League sono stati eliminati dallo Shakhtar, che ha un fatturato inferiore a quello del Napoli? Perché in Europa League sono stati capaci di farsi eliminare dal Lipsia? C’entra sempre la Rube, che trama nel torbido così da impedirgli di vincere qualsiasi competizione? Si facciano delle domande e si diano delle risposte, anzichè rifugiarsi nel facile e scontato luogo comune del furto, scusa già abusata da quelli di Milano ogni volta che uscivano sconfitti dai duelli-scudetto con la Juve.

 

Non offendevi poi se, al settimo scudetto e alla quarta Coppa Italia di fila, a qualcuno gli girino e vi mandi a quel paese! Ammettere la superiorità dell’avversario è sinonimo di intelligenza, elemento di cui spesso si fa sempre meno uso. Quanto poi allo “you pay!” urlato in faccia a quelli del Real è imparagonabile con le reiterate accuse di ruberie fatte dalla Juve in Serie A, perché un campionato lo si disputa sulla distanza di 34 partite, e vantaggi e svantaggi spesso si compensano (secondo la classifica redatta da Calciomercato.com in questa stagione il Napoli avrebbe avuto solo favori e nessun torto, ndr); in Champions League se subisci un torto sei fuori, e chiaramente t’incavoli come una bestia. Però, per arrabbiarti, ti devi trovare al Bernabéu a giocarti un quarto di finale ed essere in vantaggio per 3-0, se ti sei già fatto eliminare ai gironi, non puoi capire.