Kevin De Bruyne in una lunga intervista al Corsport ha parlato del suo presente con un occhio al passato.
Non è mancata una valutazione del discusso gol di Genova:
“Penso che sia fifty fifty, dipende da che angolazione la guardi: dalla mia, venivo da un lato e lui è venuto verso di me. Comunque la si voglia vedere, sono rimasto un po’ sorpreso ma fa parte del gioco. Le persone parlano tanto, a me non interessa”.
Ha mai pensato di lasciare il Napoli durante l’estate?
“Mai. Mai detto questo. Il fatto è che quando dico qualcosa sono molto diretto, ma a volte alla gente non piace e ci ricama sopra tante storie. Tutta l’estate a parlare di “Kevin qua, Kevin là”. Non sapevano dove fossi e dove fosse la mia famiglia. Tengo molto alla mia privacy”.
Tutto nasce dal discorso in Belgio sul gioco della squadra e sull’addio di Conte.
“Non ha molto senso parlarne, ma se mi fanno una domanda sono onesto. Scelgo sempre la verità: mi piace giocare un bel calcio e l’ho detto anche prima di arrivare. Non cambierò mai chi sono, è ciò che mi rende il giocatore che sono. Sono io”.
Cosa non ha funzionato con Conte?
“Succede, non è un grande problema: non puoi legare con tutti nella tua carriera e va bene così. Non sono l’unico, a volte le persone hanno visioni diverse del calcio. Tutto normale”.
Sa che Allegri, in inglese, si può anche tradurre così: “Happy”.
“Non sapevo”. E sorride
Ha già colto una differenza tra Allegri e Conte?
“Conte è molto rigido, più focalizzato sul rapporto professionale. Calcio, calcio, calcio. Pensa solo al calcio. Non c’è connessione personale con i giocatori.
Allegri invece è un po’ più sciolto, più informale, e da quanto ho potuto vedere cura di più il legame personale. Ogni allenatore è diverso dall’altro e io ho lavorato con tanti allenatori diversi”.
La squadra è forte?
“Sì, certo. Siamo arrivati secondi, quindi siamo forti. Abbiamo cambiato giusto un paio di uomini e ci conosciamo tutti”.
Hai giocato per cinque anni con Gabriel Jesus al City: cosa potrebbe portare?
“Qualità. Qualità in attacco con la palla, nel gioco di sponda e nella manovra. Probabilmente è un profilo che non abbiamo, diverso rispetto a Rasmus o Lorenzo. Se arrivasse, potrebbe aiutarci. Anche con l’esperienza: sa come si vince. È importante, vedremo cosa accadrà”.
L’ha sentito?
“No, non mi ha chiamato”.
Il Napoli può ambire allo scudetto?
“Credo di sì, ma se guardo la rosa e gli acquisti credo che l’Inter sia la prima favorita. Noi siamo lì con le solite sei o sette squadre, tutte vicine in ordine sparso.
Credo che alcuni club investano un po’ più di noi, quindi sarà di nuovo una corsa difficile”.
Oggi c’è il sorteggio Champions: le piacerebbe tornare a Manchester a sfidare il City?
“No, non mi piace giocare contro di loro. Il City sarà sempre la mia squadra, è normale, ci sono stato per dieci anni. Il percorso, la scalata e le vittorie non cambieranno mai: andar lì da avversario è una cosa che non mi è piaciuta”.
Domenica, invece, c’è Napoli-Como. Sfida Champions?
“La giochiamo entrambi e direi proprio di sì, anche se siamo solo all’inizio. Sarà una partita difficile”.
Vergara? È una speranza dell’Italia.
“Sì, ma bisogna dargli tempo:
quando sono arrivato pensavo che avesse 18 anni ma ne aveva 23. In Belgio e in Inghilterra sei già titolare a 17 o 18 anni, ma qui c’è un’altra filosofia: questa sarà la sua prima stagione intera con la squadra. Antonio deve solo crescere con continuità, tutti i giorni, e giocare, giocare, giocare. Sta facendo davvero bene, ci aiuterà tanto”.
Sa che il prossimo sarà il 200° gol della sua carriera? Il numero 199 l’ha segnato sabato al Genoa. La famosa situazione-Vasquez: fallo o non fallo?
“Penso che sia fifty fifty, dipende da che angolazione la guardi: dalla mia, venivo da un lato e lui è venuto verso di me. Comunque la si voglia vedere, sono rimasto un po’ sorpreso ma fa parte del gioco. Le persone parlano tanto, a me non interessa”.
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