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“Giocare è male, non giocare è peggio”, l’inchiesta sul calcio italiano al tempo del Coronavirus

La Serie A si prepara alla Fase 2 tra mille dubbi, pericoli e perplessità anche per le serie minori. Ecco l’inchiesta su L’Espresso.

 

 

“La Fase 2 dei campionati di calcio, in qualunque forma venga realizzata, ha un potenziale di contenzioso legale senza precedenti. Il terreno di scontro più immediato è quello fra proprietari e giocatori. La grande massa dei professionisti è spaventata, incerta sul da farsi. Finora i positivi della Serie A non hanno avuto troppi danni dal contagio, per fortuna. Ma Junior Sambia, 23 anni, giocatore del Montpellier, è stato in coma ed è ancora in terapia intensiva. La domanda che si fanno tutti è: che cosa succederà al primo nuovo caso positivo?

Le misure di prevenzione, secondo al lettera firmata da 17 medici dei club di Serie A hanno poco senso. Un tampone può essere negativo venerdì. Sabato il giocatore si contagia e domenica è positivo. Il capitolo costi è catastrofico. In un contesto di stadi chiusi si parla di almeno 1500 persone da controllare di continuo per la sola Serie A fra calciatori e personale. In condizioni simili, la Eredivise olandese ha bloccato tutto: niente scudetto, né promozioni, né retrocessioni.

La UEFA e la FIFA hanno detto chiaro che se il campionato non può concludersi entro il 2 agosto avrà valore l’ultima classifica disponibile in omaggio alla prevalenza del merito sportivo. Chi è primo ha vinto, chi è ultimo scende. Molto probabile che gli scontenti percorrano la strada della giustizia amministrativa. L’extrema ratio sarà il ricorso al tribunale civile per il risarcimento dei danni.

Le leghe inferiori, già in grave difficoltà, non possono permettersi gli adempimenti sanitari indispensabili alla ripresa. In particolare la Serie C non ha alcuna probabilità di sopravvivere all’epidemia. Il presidente della Lega, Francesco Ghirelli, è stato il primo ad interrompere il torneo. Sa che la realtà della C è in equilibrio molto precario anche senza il virus che minaccia di spazzare via metà dei club, per la gioia delle serie superiori che sopportano sempre peggio la zavorra della terza serie.

La proposta di Ghirelli è di fermare tutto e mandare in B le tre capoclassifica (Monza, Vicenza, Reggina) e bloccare le retrocessioni, tanto ci penserà la crisi a sfoltire. Ma le candidate alla retrocessione dalla B hanno detto no, come De Laurentiis che vedrebbe la promozione del Bari in B affidata ad un sorteggio. Il presidente della Federcalcio, Gabriele Gravina, avrà l’ultima parola. A lui una terza serie professionistica serve, non fosse altro che per la redditizia macchina da diplomi in funzione a Coverciano”.

 

 

 

L’articolo completo sulle pagine de L’Espresso.

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