Curiosità

Il bellissimo ‘Diario del Campionato’ di Francesco Pinto

Francesco Pinto, responsabile della Rai in Campania, ha letto quest’oggi, durante l’evento Il Calcio a Coloriil suo speciale ‘Diario del Campionato’. 

“Sabato 19 Agosto 2018. C’è Verona-Napoli ed il matrimonio del mio unico amato nipote. Location bellissima a Massa Lubrense, c’è Capri di fronte ma non c’è ne Sky ne Internet. Viviamo il primo tempo in una sorta di limbo temporale con la mente al Bentegodi e la testa nei primi. A un certo punto sentiamo che qualcuno mormora forse il Napoli ha segnato, forse un autorete, forse un autogol, forse forse forse..
Durante l’intervallo, però, qualcuno mormora che c’è un punto dove prende Internet. metà degli invitati abbandonano la sala. La sposa si incazza come un facocero. Il primo è stato il marito. poi riusciamo a vedere la partita, qualche cosa si e no e poi insomma finisce. E lì un invitato dice la prima bestemmia ‘Va bene così, conta il risultato’. Lo confesso, e chiedo a tutti voi umiltmente scusa, gli do ragione. 

Dopo la prima di campionato mi organizzo e mi libero dagli impegni. I risultati arrivano e la sofferenza aumenta. Poi arriva il 23 settembre. Io sono una persona molto credente, sin da bambino mia mamma mi ha insegnato a dire il rosario ed ogni venerdì santo partecipo alla messa del mio paese. Quel giorno perdo la fede. Infortunio di Milik. Ma come, dopo tutti i ceri che noi abbiamo acceso affinché la sua ira si scagliasse contro qualche bastardo criminale, lui va a colpire un povero ragazzo della Polonia da cui proviene un dolce a noi caro, ovvero il babà. E tu Gennaro? Che ci stai a fare?

Si va avanti con la classifica in testa. Poi arriva Napoli-Inter, 21 ottobre, 0-0. Inizio a preoccuparmi dei nerazzurri. E anche di questo vi chiedo scusa perché credo in quello che dice Bergomi che l’Inter è una delle pretendenti per lo Scudetto. Qui commetto un altro errore. Invece di seguire le parole sincere di Sarri, sia santo il suo nome, mi metto a seguire quelle di Spalletti. Sono una persona laureata con 110 e lode in filosofia ma non capisco niente di quello che dice. Il rapporto tattico tra Candreva ed Icardi mi continua a rimanere incomprensibile. Inizio non solo a dubitare della fede ma anche della mia intelligenza. 

Poi arriva la Juve. Sono così impegnato a fischiarla che non vedo la partita. Il problema è che lo fa anche la squadra: lo fischia ma non lo marca. Sappiamo come va a finire. 

Un passo indietro, qualche giorno prima,  le lodi di Guardiola e l’infortunio di Ghoualm. La prima mi riempie d’orgoglio, la seconda mi fa incazzare come una bestia. Picchio il cane. Mia moglie non ha mai saputo perché da dicembre il cane mi ringhia addosso ma ora lo sa. Cerco disperatamente notizie su Mario Rui. La prima è l’altezza, 1.67. Giocherà con Insigne e Mertens alti 1,63. Scrivo una lettera alla Federazione e chiedo di abolire i colpi di testa. 

Ora bisogna rimanere in testa alla classifica. Mi tranquillizzo solo dopo al sofferta vittoria con la Sampdoria. E’ il 23 di dicembre. Non ho comprato nemmeno un regalo di Natale. Chiedo al padre eterno di rimandare di un paio di giorni l’arrivo del piccirillo nella grotta. Mi risponde che non è possibile e che le regole sono regole. Domando irritato quale sarebbe stata la risposta se la domanda fosse stata fatta da un non colorato. Mi risponde che in qual caso qualcosa si poteva fare soprattutto se ci fosse stato qualcuno di nome Pjanic. Negli uffici lassù sono onniscienti, vedono passato, presente e futuro. 

Abolisco le riunioni di lavoro, anche il lunedì. Poi incarico un mia assistito di dare ‘zero tituli’ ad un nostro dipendente che abbiamo scoperto essere juventino. Niente straordinari o aumenti di stipendio. Divento inefficiente e cattivo. Non mi godo nemmeno le vittorie. 

Arriva Juve-Napoli. Non dormo per il gol di Koulibaly. Rivedo la partita e vedo anche il senza giacca e la mattina mi riscopro albeggiare augurando una brutta morte a Massimo Mauro. 

A Napoli-Chievo abbandono lo Stadio furibondo a dieci minuti dalla fine costringendo mio fratello gemello a seguirmi. C’è da sapere che mio fratello è un serissimo professore dell’Università della Federico II ma si è fatto fotografare con la maglia del Napoli sul sito dell’Università. Vibranti proteste dei suoi colleghi, dieci mila like dai suoi studenti.
Sentiamo il gol di Diawara per radio, lui non dice niente. Mi chiede solo di fermarmi all’autogrill di Pompei. Lì cerca di ammazzarmi col cric dell’auto. Urla che la benzina gli serve per dare fuoco al mio cadavere. 

poi è finita come è finita. Ho visto le ultime due partita con una calma liberatoria e poi ho fatto festa con 50 mila persone sotto l’azzurro del cielo e non sotto la pioggia. 

Ora mi domando: è questo quello che fanno tutti i colorati tutti gli anni? Cioè una vita di merda? 

Ed infine permettetemi di mandare un saluto ai tifosi del Club Juventus di Cercola. Che cantano felici Vesuvio lavali col fuoco. Vorrei ricordare loro che Cercola è nella zona rossa per un’eruzione del Vesuvio. E che poi i primi a morire saranno loro, le loro famiglie ed i loro amati figli che, più intelligenti di loro, tiferanno anche Napoli. 

Questo non significa che l’anno prossimo non dobbiamo riprovarci. Dobbiamo farlo senza perdere la nostra bellezza e la nostra leggerezza. Quando il prossimo anno arriveranno i non colorati, per carità non fischiamoli. Come diceva Eduardo nell’Oro di Napoli: ‘Accogliamoli con un pernacchio, uno quando entrano ed uno quando escono.”

 

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