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Jorginho: la semplicità al potere, dai campi di Imbituba alla Nazionale

Nel giorno della sua convocazione nella Nazionale di Ventura, ripercorriamo la carriera di Jorge Luiz Frello Filho, in arte, Jorginho.

 

 

“A parità di fattori, la spiegazione più semplice è quella da preferire”, così parlava Occam nel suo “rasoio” e questo concetto può riassumere in modo esaustivo il modo di giocare e di intendere il calcio di Jorginho. Dalla posizione perfetta del corpo in vista del passaggio da ricevere e da effettuare, fino alla propensione in avanti nella fase di difesa, la sua efficacia è direttamente proporzionale alla semplicità delle sue giocate, questo fa di lui il centrocampista perfetto per il gioco di Sarri, fatto di rapidità e accuratezza e, si spera, vista la sua fresca convocazione in Nazionale, anche per quello di Ventura e dell’Italia.

La carriera di Jorge Luiz Frello Filho parte in Brasile, ad Imbituba, dove viene notato dagli osservatori italiani a caccia di talenti. Arriva quindi a 15 anni nelle giovanili del Verona e ci mette 4 anni tra giovanili e prestiti ad esordire in Serie B con la maglia gialloblu. Nella stagione 2012/13 è assoluto protagonista del centrocampo scaligero e della squadra che conquista la Serie A. Con il Verona è padrone del centrocampo, gioca al centro, tra le mezz’ali del centrocampo a 3 di Mandorlini ed è la posizione che gli permette di farsi notare dal Napoli. Il ruolo è perfetto per lui, può osservare il gioco, così come fa in allenamento (dichiarò in un’intervista di passare ore a seguire i movimenti dei compagni durante le sedute) e capire come posizionarsi in ogni momento della partita per essere più rapido nel recuperare palla e per trovare le traiettorie più semplici di passaggio. Con la maglia del Verona colleziona 96 presenze e mette a segno 11 gol, ma non è la sua media realizzativa la sua dote migliore, quanto quella di giocare a due tocchi, senza mai perdere la bussola del gioco, come il capitano di una nave o, meglio, il suo timoniere, sa dove e come posizionarsi, cosa fare per portare la squadra fuori dalla tempesta e costruire gioco.

Nella stagione 2013/14 arriva a Napoli sotto l’ala di Rafa Benitez, gli esordi non sono dei migliori. Non sembra quello che si è fatto ammirare in maglia gialloblu. Ad influire la posizione diversa, come mediano nel 4-2-3-1, non consona ai suoi canoni, ai suoi criteri. Nonostante questo, nella squadra di Benitez è titolare e conquista i suoi primi due trofei, la Coppa Italia nel 2013/14 e la Supercoppa Italiana nel 2014. Poi arrivò Sarri e dopo i primi dualismi con Valdifiori è scoppiato l’amore. “Jorginho tocca 145 palloni, ho visto pagine di giornali per chi ne tocca 95. E’ un giocatore sottovalutato in Italia”, queste le parole del tecnico del Napoli che l’ha messo al centro del suo sistema di gioco e, di nuovo, eccolo qua Jorginho: elegante, tecnico, sistematico, uno-due tocchi, come piace al suo tecnico, testa alta, visione di gioco. La semplicità al potere, così lontano dal “samba” brasiliano, condizionato nella sua maturità calcistica dal pragmatismo italiano. Ha retto anche all’ascesa del suo “rivale” più giovane, Diawara, il metronomo tattico del Napoli resta perno della manovra ed uno tra i giocatori che gioca più palloni e mette a segno più passaggi a livello europeo. Con la convocazione in Nazionale, ora, sta per scrivere un altro capitolo della sua storia.

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