Napoli story

Napoli: “Non ci resta che piangere”

Dopo la sconfitta di ieri a Torino contro una Juventus quasi da ultima spiaggia, il Napoli resta a 14 punti, peggiore risultato degli ultimi 8 anni dopo le prime 10 giornate di campionato.

Squadra, che dopo un primo tempo giocato alla pari, nel secondo tempo, anche a causa degli ennesimi infortuni patiti da Kevin De Bruine e Di Lorenzo, perde campo e subisce due reti, da due tiri imparabili, finendo in dieci per l’espulsione di Marianucci e con Olivera e Lang, praticamente fermi in campo per probabili risentimenti muscolari.

Irriconoscibile purtroppo anche Scott McTominay, che sbaglia anche gli appoggi più semplici.
Mercoledì in Portogallo contro il Porto, il mister si gioca una partita fondamentale senza sapere su chi contare, dovendo con molta probabilità inventarsi una formazione, adattando anche ragazzi della primavera.

Stagione sfortunata ma che forse era anche prevedibile.
Squadra ormai senza grandi motivazioni, stanca, composta da giocatori maturi che forse hanno già dato tutto per il Napoli e che avrebbero dovuto essere sostituiti, come avrebbe gradito Conte, per poter continuare ad allenare il Napoli.

Condizione accettata, da Allegri, al quale è probabilmente prevalsa la voglia di rivalsa e non ha tenuto conto delle problematiche e del non mercato che la società gli ha imposto,

sperando di poter comunque sfruttare il lavoro di Conte, come aveva fatto quando lo sostituì alla guida della Juventus.

Nel 1984 fa il suo esordio nelle sale cinematografiche, uno dei film più iconici del cinema italiano, scritto, diretto e interpretato, da due geni, Massimo Troisi e Roberto Benigni.

Un maestro elementare e un bidello, rispettivamente interpretati da Benigni e Troisi, si ritrovano improvvisamente catapultati nel 1400.

I due decidono di recarsi a Palos, in Andalusia, per fermare Cristoforo Colombo, impedendogli di scoprire l’America.

Forse il presidente Aurelio De Laurentiis, uomo di cinema, dovrebbe rivedersi il film, ricordando gli anni passati, dei due scudetti vinti in due anni, e perché no ricordare anche gli anni del meraviglioso gioco di Sarri,

fare autocritica e a gennaio consentire ad Allegri di poter contare su nuovi giocatori motivati ed alla altezza della nostro Napoli.

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