Primo Piano

Osimhen, dalla strada all’azzurro: batte il cuore africano di Napoli

osimhen

Victor Osimhen, le origini, la storia ed il contesto sociale e calcistico della Nigeria attuale. Per sapere tutto del nuovo attaccante azzurro.

Victor Osimhen è un giocatore del Napoli, ormai è ufficiale. È presto per capire se sarà il nuovo perno dell’attacco di Gattuso. Oppure una valida alternativa. Ma quello che è certo è che il giocatore nigeriano è già entrato nella storia come l’acquisto più costoso di sempre per la società azzurra.

Devastante in velocità, forte fisicamente e capace di ragionare lucidamente sotto porta, (QUI nel dettaglio la sua scheda tecnica) ha il marchio di fabbrica del giocatore che ha dovuto lottare per avere tutto quello che ha, strappando a morsi dalla vita ogni singolo centimetro guadagnato per uscire da una storia che sembrava già scritta.

Una storia iniziata a Lagos il 29 dicembre del 1998 dove la famiglia Osimhen arriva emigrando dal sud della Nigeria. “Dio è buono” significa il suo cognome, ma da subito il piccolo Victor ha dovuto fare i conti con le difficoltà della vita. Nell’estrema povertà, perde anche la madre all’età di 6 anni, sostituendola nel vendere acqua ai semafori per guadagnarsi da mangiare. Le cose non migliorano quando tre mesi dopo il padre perde il lavoro. Ma la lotta per la sopravvivenza ha un lieto fine quando Victor incontra il calcio.

Quando ancora frequenta le elementari, entra nella Ultimate Strikers Academy, cosa che gli dà la possibilità di frequentare le nazionali giovanili della Nigeria. Il resto è storia. Undici gol in 10 presenze con l’Under 17 con la quale vince il Mondiale nel 2015 (capocannoniere ed unico nella storia della manifestazione a segnare in tutte le partite) e, a 19 anni, l’approdo al Wolfsburg ed al calcio europeo.

Un infortunio alla spalla e la malaria ne frenano la crescita, finisce in prestito allo Charleroi ed esplode, 20 gol nel campionato belga. Nell’estate del 2019 finisce in Francia, al Lille, dove i suoi 18 gol lo hanno messo sotto la lente d’ingrandimento dei top club europei e, ovviamente, del Napoli che se l’è aggiudicato per una cifra record (circa 47 milioni di euro più bonus e quasi sicuramente anche i cartellini di Karnezis ed il giovane Manzi).

La storia di Osimhen è quella del classico uno su mille che ce l’ha fatta in un paese come la Nigeria che vive un momento particolarmente difficile della sua storia e nel quale tante, troppe sono le famiglie come quella di Victor che non hanno di cosa vivere.

La Nigeria è il settimo paese più popoloso al mondo, il primo in Africa, segnato da profonde contraddizioni culturali, religiose ed economiche.

È povero, ma allo stesso tempo in forte crescita economica grazie alla presenza di giacimenti di petrolio i cui ricavi, però, sono nelle mani di pochissimi. Per tutti gli altri invece resta l’inquinamento e l’esproprio che, soprattutto nella zona del delta del fiume Niger, porta centinaia di famiglie alla morte o ad emigrare. La forte corruzione e la presenza del gruppo terroristico Boko Haram mantiene la stragrande maggioranza della popolazione in condizioni di estrema povertà e di guerriglia costante. Una situazione che ha reso la Nigeria il paese da cui proviene la maggior parte dei migranti verso le coste italiane ed europee.

Tutto questo, ovviamente, si ripercuote anche nel calcio con la federazione nigeriana definita già nel 2012 come l’organo “più corrotto di tutti” dal Senato. Numerosissimi e quasi all’ordine del giorno sono stati negli ultimi anni gli episodi di arbitri picchiati selvaggiamente o corrotti con mazzette (sotto forma di rimborso spese), scandali di corruzione, di violenza e match fixing che hanno portato nell’ultimo anno la federazione e lo stato a prendere forti provvedimenti.

Un esempio su tutti: in Nigeria è praticamente impossibile vincere in trasferta. Dal Gombe United che, nel 2013, ha vinto tutte le partite in casa (tranne un pareggio) ma ha perso tutte le trasferte, fino all’episodio che ha visto l’arbitro di una gara costretto ad estrarre una pistola per salvarsi dal linciaggio del pubblico dopo un rigore assegnato alla squadra ospite.

Surreale, se si pensa invece alle Super Aquile che dal 1980 fino alla fine degli anni ’90 hanno incantato il mondo vincendo due volta la Coppa d’Africa (1980 e 1994, una terza è arrivata nel 2013) ed esordendo al Mondiale di USA 94 (raggiungendo gli ottavi di finale, miglior risultato come nel ’98 e nel 2014). Una nazionale, quella della “generazione d’oro” che conquistò il Mondiale Under 17 nel 1993 e che si rinnovò nel 1996 con l’oro olimpico ad Atlanta.

In tanti di quelle Super Aquile andarono poi all’assalto del calcio europeo. Alcuni di loro anche in Italia, come Nwankwo Kanu (vincitore di tutto con l’Ajax, di due Premier con l’Arsenal e di una Coppa UEFA con l’Inter), Sunday Oliseh (breve parentesi alla Juventus, ma campione con Ajax e Borussia Dortmund) e Taribo West (campione di Francia con l’Auxerre, ma indimenticabile nell’Inter della Coppa UEFA). Altri ancora sono rimasti nell’immaginario collettivo. Da George Finidi (compagno di Oliseh nell’Ajax campione d’Olanda, d’Europa, del Mondo) fino al “Mago” Jay-Jay Okocha (carriera meno sfavillante, culminata al PSG, ma di gran lunga il miglior giocatore della storia nigeriana).

Più di recente invece possiamo ricordare Obafemi Martins (Inter) ed Obi-Mikel (Chelsea). Fino ad arrivare ad oggi con Ola Aina (Torino), Victor Moses (Inter) e William Troost-Ekong (Udinese).

Nomi di chi ce l’ha fatta. Di chi ha portato l’occhio del mondo del calcio sulla Nigeria e che sono tutt’oggi un’ispirazione per chi sogna un futuro migliore. Come il piccolo Victor, ora grande stella del calcio europeo. Grande stella del Napoli.

Comments

comments

Ultimi Articoli

To Top