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“Salva pallone”, la Lega lavora a un decreto: tagli degli stipendi, modifica dei diritti e sugli stadi

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La Lega Serie A ed il presidenti delle squadre del massimo campionato italiano, al lavoro per cercare un rimedio alla crisi post-Coronavirus.

Il calcio ai tempi del Coronavirus. Un libro che ogni giorno scrive nuove pagine. Porte aperte, porte chiuse, rinvii, fino allo stop generale che ha coinvolto tutto il calcio europeo ed internazionale. Ora le varie federazioni si trovano a dover fare i conti, nel senso letterale del termine.

Uno dei punti all’ordine del giorno dell’assemblea di oggi dei presidenti delle società di Serie A, infatti, sarà quello delle misure da adottare per limitare i danni economici inevitabili a causa dell’epidemia. La soluzione che sembra prendere maggiormente piede è quella del taglio degli stipendi dei giocatori, necessità che ribadiranno i componenti dell’assemblea.

In base allo studio fatto insieme a Deloitte raccogliendo tutte le stime delle perdite dei 20 club e della Lega, nella riunione informale prevista tra i proprietari verrà approfondita la prospettiva di decurtare gli emolumenti dei calciatori del 20-30%. Percentuale indicativa, ovviamente, che non sarà fissa per tutti. Ad esempio il 30% scatterebbe solo per la fascia superiore agli 1.5 milioni lordi l’anno e sarebbero esentati coloro che hanno i contratti al minimo federale.

Un piano difficile, perché il taglio andrebbe sottoscritto da tutti i singoli tesserati che potrebbero, ovviamente, opporsi. Ecco perché la Serie A sta studiando di chiedere l’intervento legislativo del Governo per ridurre in maniera forzosa gli stipendi.

Altre misure del pacchetto “Salva Pallone”: modifica della Legge Melandri e Legge sugli Stadi.

Alcune delle big vedrebbero di buon occhio il ritorno alla vendita soggettiva dei diritti televisivi, come succedeva dal 1999 al 2010. Dal 2010 in poi, invece, grazie alla legge Melandri, si è passati alla vendita collettiva gestita dalla Lega, che così tutela la competitività del torneo e le medio-piccole.

I soldi vengono ora suddivisi non tutti in parti uguali tra i 20 club, ma in base a vari criteri come bacino d’utenza, storia e risultati. La prima modifica proposta sarà l’eliminazione dell’articolo 16, quello che regola la vendita dei diritti internazionali.

Capitolo stadi. Grazie al lavoro di prestigiosi consulenti messi a disposizione dai club verrà fatta una lista delle possibili modifiche alla legge sugli stadi. La prossima settimana sarà inviata all’Esecutivo. L’obiettivo è accorciare l’iter burocratico per dotarsi di nuovi impianti o nuovi centri sportivi, il desiderio di 11 club di A.

Altri argomenti sul tavolo, il semiprofessionismo ed il Decreto Dignità.

Cosa cambierebbe con il semiprofessionismo? Con una nuova figura giuridica a metà strada tra l’attuale professionismo (regolato dalla
legge 91 del 1981) e il dilettantismo (calcio femminile e Serie C, ma anche basket, volley, rugby, pallanuoto ecc) si potrebbero concedere a tutti i lavoratori le stesse tutele contributive, assicurative e sanitarie oggi concesse ai professionisti.

È chiaro però che dovrebbe essere il Governo a compensare in qualche modo le maggiori esposizioni alle quali andrebbero incontro i club. Occhio però perché la A potrebbe anche voler rivedere i contratti dei professionisti ai quali già ora chiede tagli allo stipendio. Verrà infine richiesta la revisione del decreto Dignità che impedisce alle società di avere come sponsor imprese del betting. È entrato in vigore la estate scorsa e la Serie A ha perso diversi milioni di euro rispetto alle altre Leghe europee dove invece i grandi marchi legati al mondo delle scommesse sono accolti a braccia aperte.

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