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Scripta Manent: dal prof Ancelotti al Sarri bianconero, tra il fedele Ciro ed il Koulibaly furioso

Ancelotti

Vigilia di campionato ricca di dichiarazioni, tra voltafaccia clamorosi ed epiche promesse. Una piccola raccolta, prima che torni a parlare il campo.

 

 

 

Una viglia incredibile quella che abbiamo vissuto quest’oggi.

Dalle conferenze stampa di Carlo Ancelotti e Maurizio Sarri, fino alle interviste di “Ciro” Mertens e Kalidou Koulibaly, gli animi si sono infiammati e tante parole sono state dette. Cerchiamo di fare ordine, siccome “scripta manent”, in attesa che torni a parlare il pallone.

 

La giornata è cominciata con due dei paladini del Napoli, Dries Mertens e Koulibaly, in delle interviste rilasciate al Corriere della Sera (il primo) ed al Corriere dello Sport (il secondo) che li tratteggiano come veri e propri personaggi degni di un romanzo cortese.

Il fiammingo Dries, ribattezzato “Ciro” dopo la conversione, veste le insegne del Napoli con un orgoglio che raramente si è visto in azzurro e che, anzi, spesso è stato tradito in modo palese. Invece Mertens non ha paura di cantare il suo amore, soprattutto quando si diffondono voci di un suo prossimo, possibile addio:

“Cina o America? Così lontano? No. Adesso sono concentrato sui prossimi otto mesi a Napoli. Se mi chiamasse un club italiano? Di fronte alle scelte ti devi trovare per poi decidere. In questo momento non mi immagino altrove in Italia. Vivo il presente e mi piacerebbe dare a Napoli la gioia di un titolo”.

Rabbia, determinazione, passione invece muovono il gigante d’ebano, Kalidou Koulibaly il furioso, che prende in prestito l’appellativo del famoso Orlando per scrollarsi di dosso l’autogol segnato contro la Juventus. Si veste di nuova carica, contro il razzismo, contro la sfortuna, contro i pronostici per affrontare uno dei rivali più ostici, la scaramanzia. E lo fa nell’unico modo possibile, pronunciando parole forti, come la sua determinazione:

“Scudetto? Lo vincerà il Napoli. E lo scriva. Noi ci crediamo, la sconfitta di Torino non lascia tracce. E poi il campionato è appena cominciato”.

 

Si passa poi nel pomeriggio alle conferenze stampa dei due condottieri, Carlo Ancelotti e Maurizio Sarri. Così diversi, così distanti, eppure con Napoli in comune.

Il neo-allenatore juventino, assente nella partita contro gli azzurri per una polmonite, esordirà ufficialmente sul trono bianconero contro la “sua” Fiorentina. Sua. Com’era “suo” il Napoli fino a qualche tempo fa. Ma non c’è tempo per rivangare il passato, nemmeno quando a riportarlo alla luce sono le sue stesse dichiarazioni. Ma quando si è alle strette evidentemente Maurizio ha già imparato cosa fare: negare. Negare sempre ed incondizionatamente:

“Io non ho mai detto che la Juve avesse fortuna. Ho sempre detto che la Juve era la squadra più forte. Stando qui un mese mi rendo conto della forza di questa squadra che è nell’organizzazione e nella testa. Archivia la vittoria dopo 30 secondi e si proietta sulla prossima e trasferire questa mentalità a giocatori e allenatore è straordinario. Ha una mentalità feroce”.

Di tutt’altra pasta, invece, prof Ancelotti. Che lascia perdere scettri ed onori e decide di sedersi in cattedra, all’accademia del Calcio, quello con la “C” maiuscola. E tra lezioni tattiche, di applicazione ed utilizzo della rosa, ha fatto rendere conto a tanti che prima di dire castronerie, il più delle volte, basterebbe contare fino a dieci:

Il sistema di gioco lo puoi vedere solo quando non hai la palla. Il Napoli non ha mai giocato 4-2-3-1, abbiamo fatto due gare l’anno scorso 4-3-3 e tutte le altre 4-4-2. Dieci minuti a Firenze poi 4-3-3 o 4-5-1 nel finale, ma non ci giocheremo se non per difendere in alcuni frangenti.  Il sistema di gioco si legge solo in fase difensiva ed è sempre 4-4-2. Vi è chiaro?“.

Assolutamente prof. E a nome di tutti, davvero, grazie.

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