Editoriale

Gattuso cerca il veleno ma forse al Napoli serve un po’ di sana ignoranza, quella buona

Gattuso cerca il veleno ma forse al Napoli serve un po’ di sana ignoranza, quella buona. Non è stata la prima volta e la speranza è che possa essere l’ultima.

Il Napoli, come contro l’Inter, ha giocato la finale con un rispetto esagerato nei confronti dell’avversario.
Se, però, in un torneo, si possono anche fare calcoli, una finale va giocata, al massimo delle proprie capacità perché mal che vada la puoi perdere.
Se il Napoli vuole, veramente bene a se stesso, deve ritrovare la ‘sostenibile leggerezza dell’essere’
unita ad un po’ di ignoranza.
Non si offenda nessuno, l’ignoranza di cui parliamo è quella sana,che ti libera da pesi che ti opprimono e lacciuoli che ti rallentano.
L’idea tattica applicata da Gattuso poteva, teoricamente, essere vincente
ma bisognava fare molto meglio il recupero della palla e lo sviluppo delle azioni in fase di possesso.
Il calcio non è solo tattica ma anche qualità, agonismo, tecnica e, soprattutto testa.
La testa deve essere leggera per liberare ogni risorsa e il Napoli ne ha tante.
Gattuso chiede il veleno ma alla sua squadra servono, anche, una giusta dose di scioltezza e naturalezza che facciano prevalere l’istinto.
Anche la comunicazione può servire, migliorarla darebbe vantaggi a tutti.
L’umiltà, l’applicazione e il sacrificio sono stati i capisaldi dei successi da calciatore del tecnico azzurro.
È, obiettivamente, difficile immaginare che le sue gerarchie possano cambiare ma oggi svolge un altro ruolo diverso, solitario che deve contemplare anche altri valori.
Dal ringhio al ruggito, potrebbe essere questa la chiave per far fluire tutto il potenziale del Napoli.
Una sfilza di partite e anche possibili finali, le carte sono amiche e il brivido della sfida corre lungo la schiena.
Rischiare? Perché no?
La fortuna aiuta sempre gli audaci e chi le sorride.

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