Primo Piano

Il 4-2-3-1, la flessibilità tattica e un carattere focoso: perchè Spalletti a Napoli può tornare a brillare

spalletti

Sembra essere Luciano Spalletti il prescelto da Aurelio De Laurentiis per sedere, a partire dalla prossima stagione, sulla panchina del Napoli.

 

Il tecnico di Certaldo è pronto a rimettersi in gioco, in seguito ai due anni di pausa successivi alla chiusura dell’esperienza con l’Inter, e sembra il profilo giusto per provare a riconquistare la qualificazione in Champions League, fallita nelle ultime due stagioni. Dal punto di vista tattico, Spalletti è l’ideale per continuare a insistere sul 4-2-3-1, il suo marchio di fabbrica, con il quale è riuscito a farsi conoscere ed apprezzare in tutta Europa. Dopo essersi fatto le ossa tra Empoli, Sampdoria e Venezia, il toscano ha stupito tutti alla guida dell’Udinese, per poi essere ingaggiato, nel 2005,  dalla Roma, dove rimase per quattro stagioni: i giallorossi non riuscirono nell’impresa di vincere lo Scudetto, ma si tolsero non poche soddisfazioni, sia in patria che in campo europeo. In quei quattro anni, i capitolini conquistarono due edizioni della Coppa Italia e una Supercoppa Italiana, oltre a diversi brillanti risultati europei, come le prestigiose vittorie ottenute allo Stage de Gerland contro il Lione e al Santiago Bernabeu contro il Real Madrid.

Emblema di quella Roma fu, appunto, il 4-2-3-1, manifesto di un calcio divertente e dinamico e basato su principi ben precisi: i due difensori centrali abitualmente puntavano la linea di centrocampo avversaria palla al piede, alla ricerca della verticalizzazione alle spalle dei centrocampisti avversari; quando uno di questi saliva palla al piede o si trovava fuori posizione, toccava a Daniele De Rossi  prendere il suo posto per riformare la linea a 4. Altro concetto fondante di quel 4-2-3-1 era l’alternanza e il riconoscimento collettivo di un mantenimento palla prolungato, qualora non ci fossero tempi, spazi e smarcamenti in avanti, con il cileno David Pizarro a rivestire un ruolo di primo piano. Altra caratteristica di quel sistema, era l’attacco delle vie di mezzo, cioè dello spazio alle spalle della linea di centrocampo avversaria, sia da parte degli esterni, i brasiliani Mancini (che giocava più dentro al campo) e Taddei (che si muoveva più lungo la linea laterale), che da parte del trequartista Simone Perrotta. Fondamentale, in tal senso, era l’impiego di Francesco Totti nel ruolo di centravanti di manovra, sulla falsariga di quanto fatto da Gustav Sebes, tecnico della Nazionale ungherese che, nel 1952, schierò al centro dell’attacco un esterno offensivo, Nandor Hidegkuti (concetto poi ripreso da Guardiola al Barcellona, con Messi utilizzato da falso nueve). In fase difensiva, i due esterni offensivi ripiegavano sulla stessa linea dei due mediani, dando vita ad un 4-4-1-1 corto e stretto difficilmente penetrabile.

Il medesimo sistema di gioco caratterizzò anche l’esperienza di Spalletti in Russia, allo Zenit San Pietroburgo, e fu ripreso anche in occasione della sua seconda esperienza romanista, seppur con qualche variante: in particolare, a balzare all’occhio, fu la cosiddetta difesa a “tre e mezzo”, una finta difesa a 4, costituita in realtà da tre difensori centrali, di cui uno, Rudiger, partendo da esterno destro, dinamicamente, una volta trovata la prima uscita nella fase di possesso, andava a stringersi accanto ai compagni Manolas e Fazio, per liberare, attraverso un perfetto meccanismo di difesa e copertura preventiva, la spinta e la qualità di Emerson Palmieri, sulla corsia sinistra. Rimasero, però, invariati diversi temi di gioco, come il trequartista, ruolo ricoperto, splendidamente, da Radja Nainggolan, e i due esterni “differenziati”, ovvero Salah, velocista formidabile in campo aperto, ed El Shaarawy, più abile nel gioco tra le linee, con Dzeko, e non più Totti, ad agire da regista avanzato (ma a volte fu anche Diego Perotti ad agire da falso nueve). Nel corso della sua seconda parentesi capitolina, tuttavia, Spalletti ha dimostrato di sapersela cavare bene anche con una difesa a 3 pura, in particolare nella seconda metà della stagione 2016/2017.

A Napoli, Spalletti potrebbe trovare terreno fertile per il suo 4-2-3-1, con Insigne e Lozano come esterni “differenziati” e Zielinski “alla Perrotta” (o alla Nainggolan, che dir si voglia), con un’arma come Osimhen per scatenarsi anche in ripartenza. Ma non solo, perchè in Campania, il tecnico di Certaldo ritroverebbe una piazza caldissima, simile a quella romana, in cui di certo potrebbe stringere un rapporto simbiotico con la tifoseria, riuscendo ad esaltarsi e raggiungere ottimi risultati. L’obiettivo è quello di tornare ad assaporare le grandi notti di Champions League, in cui il toscano ha già dimostrato di sapersi destreggiare alla grande. Non è ancora certo il suo approdo sulla panchina azzurra, ma Luciano Spalletti potrebbe davvero essere la scelta giusta per raccogliere il testimone lasciato da Gennaro Gattuso.

Comments

comments

Ultimi Articoli

To Top