Editoriale

Mourinho alla Roma, ma sarà ancora lo Special One?

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José Mourinho sarà il nuovo allenatore della Roma. Ma il portoghese è ancora l’allenatore che ha fatto sognare l’Inter del Triplete?

 

José Mourinho sarà il nuovo allenatore della Roma. Per la stagione 2021/22 per i giallorossi è tutto già deciso, dopo l’eliminazione (ormai praticamente certa) nella semifinale di Europa League il rapporto con Fonseca è arrivato al termine ed i Friedkin hanno piazzato la zampata. L’ex allenatore dell’Inter del “triplete” (perché poi non chiamarla “tripletta”?), di Porto, Real Madrid, Chelsea e Tottenham si siederà sulla panchina della squadra capitolina. Ed il popolo giallorosso (e non solo lui) è già in totale fermento.

Nulla da dire sull’operato della proprietà americana, ha fatto tutto come si deve: prima ha convocato Fonseca per comunicargli che non sarebbe stato lui l’allenatore per la prossima stagione, poi ha comunicato la cessazione del rapporto, quindi ha annunciato la firma dello “Special One”. Una mossa senza dubbio spettacolare per una squadra che ha vinto il suo ultimo trofeo (Coppa Italia) nella stagione 2007/08 e che ha sempre e solo sfiorato la vittoria in ambito europeo.

Ma la domanda che tutti si stanno, giustamente, ponendo è: Mourinho sarà in grado di portare la squadra della Capitale a nuovi e sconfinati orizzonti? Perché la storia parla chiaro, José porta con sé una dote di spese non indifferenti, dall’ingaggio alla procura, fino alle richieste di giocatori e la Roma degli ultimi anni non è stata famosa per colpi milionari. Ma soprattutto…Mourinho è lo stesso che ha portato la sua ultima squadra italiana alla conquista di Scudetto, Coppa Italia e Champions League?

Insomma: Mourinho è ancora lo Special One?

La carriera di José si può dividere in due parti distinte e separate, con l’esperienza interista come netto confine.

Prima di approdare in nerazzurro, l’allenatore di Setubal era passato per Benfica, Uniao Leiria, Porto e Chelsea. I successi con il Porto gli permetteranno di fare il grande salto: 2 campionati portoghesi, 1 coppa del Portogallo, 1 supercoppa portoghese e, soprattutto, 1 Coppa Uefa ed 1 Champions League. Lì nasce lo Special One. Che poi, a Londra, vincerà 2 campionati inglesi e diverse coppe nazionali. Quello che poi approderà all’Inter, quello che “Io no pirla”, l’uomo che messosi solo al comando, si farà mille nemici ma un’orda infinita di seguaci.

Con l’Inter sono arrivati 2 scudetti e il Triplete, la consacrazione definitiva dell’allenatore portoghese. Un uomo capace di ergersi al comando della propria squadra, di trasformare ogni confronto in una provocazione, ogni avversario in un nemico, ogni partita in una guerriglia. Questo è quello che rendeva Mourinho lo “Special One”, qualcuno come non si era mai visto su una panchina di una squadra di calcio, qualcuno da seguire, da amare o da odiare, ma che così come trascinava i giocatori in campo, non poteva lasciare indifferente l’opinione pubblica e, più in generale, i tifosi di calcio.

Poi è successo qualcosa.
La carriera di Mourinho, dopo l’Inter può essere così schematicamente riassunta:

Real Madrid – 3 stagioni: 1 campionato spagnolo, 1 coppa spagnola, 1 supercoppa spagnola;
Chelsea – 2 stagioni e mezzo: 1 campionato inglese, 1 coppa di lega;
Manchester United – 1 stagione e mezzo: 1 coppa di lega, 1 Community Shield, 1 Europa League;
Tottenham – quasi 2 stagioni.

Allora, certo, se analizziamo il palmares, Mourinho dalla stagione 2010/11 (quindi in 10 stagioni) ha vinto 2 campionati nazionali, 3 coppe nazionali, 1 supercoppa ed 1 Europa League. Un bottino di tutto rispetto.
Ma al conto c’è da aggiungere due rescissioni consensuali (Real e Chelsea), due esoneri (Manchester e Tottenham) e una serie di record negativi che hanno contribuito molto ad intaccarne lo status.

Non solo. A fare maggiore specie c’è l’aspetto esclusivamente mediatico della faccenda. Mourinho ci aveva abituati ad alzare costantemente i toni della contesa, a cercare il nemico anche dove non c’era, a rendere ogni conferenza stampa un girone dantesco. Fuoco e fiamme a prescindere per tenere alta la tensione e, per converso, l’attenzione dei media su di se e dei giocatori in campo. Tutto ciò è andato clamorosamente scemando con il tempo. Non abbiamo più rivisto il Mourinho costretto alle “manette”, ma una sua versione più “soft”…più…normale. E forse non è un caso che non sia più riuscito a ripetere i trionfi di un tempo.

Basterà un “Normal” Mourinho alla Roma?
Basterà allo stesso Mourinho?
Solo il tempo ce lo dirà.

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