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Scontri Inter-Napoli, una sola auto della polizia sul luogo degli scontri: nessuno scortava i tifosi azzurri

Scontri Napoli

Nuovi particolari sugli scontri prima di Inter-Napoli emergono dalla ricostruzione della Procura di Milano. Ecco quanto riportato dal Fatto Quotidiano.

 

 

 

Si arricchisce di ulteriori particolari la ricostruzione degli inquirenti della Procura di Milano sugli scontri avvenuti lo scorso 26 dicembre nei pressi dello stadio Meazza, prima della partita tra Inter e Napoli; in questa occasione, perse la vita l’ultrà del Varese Daniele Belardinelli e 4 persone furono accoltellate. Secondo quanto riferisce Il Fatto Quotidianostarebbero emergendo delle responsabilità da parte della Questura, presieduta da Marcello Cardona, circa le misure di sicurezza approntate per scortare allo stadio i tifosi più caldi del Napoli.

La polizia era a conoscenza del fatto che sarebbero arrivati in 1200 da Napoli, tra cui 150 persone ritenute ad alto rischio e che si sono mosse con mezzi propri (van e automobili) per raggiungere il parcheggio di San Siro. E’ tra questi soggetti che sono stati individuate i 23 indagati per l’investimento di Belardinelli, con l’accusa di omicidio volontario. Il problema è che, nonostante il questore Cardona avesse evidenziato l’eventualità di scontri tra le tifoserie di Inter e Napoli in considerazione dei precedenti negli ultimi anni e avesse disposto ai dirigenti di polizia delle regioni coinvolte dallo spostamento degli ultras partenopei di predisporre misure di sicurezza straordinarie, nella realtà le cose sono andate diversamente. Nessuno infatti pare rendersi conto dell’arrivo dei van dei napoletani, fino a quando non approdano in via Novara e subiscono l’agguato degli ultras dell’Inter, mischiati a quelli di Varese e Nizza. Le forze dell’ordine intervengono soltanto dopo, con una sola vettura che arriva sul posto e poi fa marcia indietro per chiedere rinforzi, col reparto mobile che giunge sul luogo degli incidenti 20 minuti dopo. Eppure in via Patroclo, non molto lontano dal parchetto di via Fratelli Zoia dove si danno appuntamento, armati fino ai denti, i protagonisti dell’assalto ai napoletani (tra di loro erano in tanti quelli colpiti da Daspo), si trovava una pattuglia di circa 10 agenti e il parcheggio dello stadio riservato agli ospiti era presidiato da altri 40. Il quadro che sembra emergere è che tutti fossero a conoscenza dell’alta pericolosità della partita, ma che le misure messe in atto non siano risultate sufficienti a scongiurare gli sconti e forse a evitare la morte di Daniele Belardinelli.

 

 

Fonte: calciomercato.com

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