Dieci domande e 10 risposte per fare chiarezza sul caso di Rocchi indagato dalla Procura: le prove che i magistrati hanno in mano e i pericoli di un possibile coinvolgimento dell’Inter
Il fatto che il nome di due arbitri, Colombo e Doveri, sia stato reso noto dimostra che la Procura è in possesso di intercettazioni ambientali che provano lo scorretto comportamento del designatore. Dirimente sarà capire con che “persone” Rocchi avrebbe teleguidato le designazioni pro Inter. Sullo sfondo lo scenario del commissariamento FIGC e AIA voluto dal Ministro dello Sport
Le 10 domande e le 10 risposte che fanno chiarezza sul caso del momento: il designatore Rocchi indagato dalla Procura di Milano per malaffare nelle designazioni degli arbitri.
In due dei tre capi d’imputazione che pendono sul capo del designatore Gianluca Rocchi si parla di designazioni “combinate” in concorso con altre persone per designare arbitri “graditi” all’Inter. Questo significa che anche l’Inter dovrà difendersi dall’accusa?
Al momento non è possibile dirlo. La Procura di Milano parla genericamente di “persone”, non sappiamo quindi se si tratta di tesserati oppure no.
Nei capi d’imputazione la Procura fa il nome e il cognome di due arbitri attraverso i quali Rocchi avrebbe “combinato” (o “schermato” come nel caso di Doveri) le designazioni gradite all’Inter: Andrea Colombo e Daniele Doveri. Sono nomi scaturiti da intercettazioni ambientali?
È molto probabile, anzi è quasi certo. Senza elementi di prova inoppugnabili la Procura non avrebbe mai potuto mettere nero su bianco il nome dei due direttori di gara.
Si dice che tutto sia partito da una lettera-denuncia spedita dall’ex assistente Rocca a maggio 2025; le designazioni “combinate” cui allude la Procura sono però antecedenti, datano aprile 2025. Dunque come si spiega?
Evidentemente la lettera-denuncia dell’ex assistente Rocca non c’entra nulla. Se sono emerse intercettazioni ambientali che hanno portato la Procura ad indagare Rocchi è perchè era in corso una precedente e autonoma indagine (cosa probabile visto che San Siro è finito sotto le lenti dei magistrati per due diversi filoni, quello dei tifosi malavitosi e quello della vendita dello stadio) che ha portato alla luce, casualmente, un nuovo rivolo riguardante i comportamenti del designatore arbitrale. È già successo in passato, a cominciare da Calciopoli per continuare con l’inchiesta sull’esame farsa di Suarez a Perugia, che un nuovo filone d’indagine sia emerso nel bel mezzo di un’inchiesta aperta da qualche Procura su tutt’altro reato.
Il mondo Inter è entrato in agitazione e protesta: dice che le partite giocate dopo le designazioni “combinate” di cui parla la Procura di Milano l’Inter le ha perse, quindi non ne ha ricevuto alcun vantaggio.
Come siano finite le partite poi arbitrate dagli arbitri Colombo e Doveri non ha alcuna importanza ai fini dell’indagine: il comportamento illecito del designatore (e nel caso sia stato agito in concorso con un tesserato, anche del tesserato) si consuma nel momento stesso in cui viene agito. Che l’Inter abbia perso, pareggiato o vinto le partite “attenzionate” dal designatore non ha alcuna importanza.
Il mondo Inter dice anche: Rocchi avrebbe preso accordi per “combinare” la designazione delle partite dell’Inter nello stadio di San Siro il giorno di Milan-Inter, quindi sotto l’organizzazione e la giurisdizione del Milan. L’Inter non è quindi chiamata a risponderne.
È un’idiozia. Il luogo in cui un comportamento illecito si consuma non ha alcuna importanza. Moggi orchestrava molte delle sue malefatte addirittura in ambito federale: ma lo faceva nell’interesse della Juventus, e che fosse a Torino o a Coverciano la sostanza della malefatta non cambiava.
La lettera-denuncia dell’ex assistente Rocca, che ha a che fare col terzo capo d’imputazione per cui Rocchi è accusato, ossia il rigore concesso su sua indebita interferenza all’Udinese in Udinese-Parma del campionato scorso, era finita nelle mani della Procura federale che però non aveva riscontrato “fattispecie di rilievo disciplinare” e aveva archiviato il caso.
È vero. Ma a parte il fatto che la Procura FIGC guidata da Chinè, nell’era Gravina, si è specializzata nell’arte di insabbiare scandali e archiviare alla velocità della luce qualsiasi inchiesta (basti pensare all’archiviazione-lampo dell’inchiesta sull’esame farsa di Suarez a dispetto dell’evidenza della mole probatoria emersa dalle intercettazioni ambientali disposte dalla Procura di Perugia e che mostrava l’attivo coinvolgimento nella vicenda di Agnelli, Paratici, Cherubini, Lombardo e degli avvocati Chiappero e Turco), va detto che gli strumenti d’indagine della Procura sportiva non sono quelli di una Procura penale che può invece disporre il sequestro di documenti, l’avvio di intercettazioni ambientali e tanto altro.
L’emersione dei fatti nuovi emersi e resi noti dalla Procura di Milano nel documento in cui Rocchi risulta ufficialmente indagato possono portare a una riapertura dell’inchiesta anche in campo sportivo?
Assolutamente sì. Ed è ciò che avverrà. La Procura FIGC chiederà le carte alla Procura di Milano e riaprirà l’istruttoria esattamente come avvenne nel 2023 dopo che il processo sportivo per le plusvalenze era stato chiuso in campo sportivo con l’assoluzione di tutti i club interessati, Juventus in testa. L’emersione di un nuovo, imponente materiale probatorio dalle carte della Procura di Torino obbligò la Procura federale a celebrare un nuovo processo che si concluse con la penalizzazione della Juventus di 10 punti e la squalifica per 8 anni complessivi dei suo quattro dirigenti apicali, Agnelli e Paratici in primis.
Nel caso emerga che il designatore Rocchi abbia “combinato” le designazioni gradite all’Inter in concorso con dirigenti tesserati del club nerazzurro, cosa rischia l’Inter?
Regolamento alla mano, esattamente come fu per Moggi e Giraudo che incontravano i designatori Bergamo e Pairetto per concordare le designazioni arbitrali più gradite alla Juventus (e non solo alla Juventus), si tratterebbe di illecito sportivo conclamato.
Questo significa che l’Inter rischierebbe una penalizzazione in punti o addirittura la retrocessione in B come avvenne per la Juventus?
La risposta a questa domanda è impossibile. La giustizia sportiva del calcio italiano è diventata nell’era della lunga e mortale gestione Gravina una barzelletta (eufemismo); ogni malefatta è stata resa possibile per non dire incoraggiata e le sanzioni (vedi patteggiamento Juventus di 718 mila euro a sanare una montagna di gravi, svariati e reiterati illeciti, l’insabbiamento del caso Suarez, le squalifiche-farsa date agli scommettitori Fagioli e Tonali e via dicendo) sono state sempre palesemente ridicole. Non si vede quindi perchè l’Inter, sempre nel caso che un suo coinvolgimento nell’inchiesta Rocchi venga dimostrato, non possa ambire a cavarsela con un patteggiamento di facciata in accordo con la Procura di Chinè; se la Juventus se la cavò con una multa da 718 mila euro per una montagna di illeciti, l’Inter – fatte le debite proporzioni – potrebbe cavarsela con una multa di 7,18 euro.
Si dice anche che l’esplosione del “bubbone Rocchi” sia stato in qualche modo caldeggiato a livello politico: a fronte del riconosciuto sfascio del mondo arbitrale il Ministro dello Sport Abodi avrebbe mano libera per procedere al commissariamento di FIGC e AIA scongiurando così l’elezione di Malagò, sostenuto dai club di Serie A, a lui inviso come nuovo presidente federale.
Come diceva Andreotti, a pensar male si fa peccato ma a volte si indovina. L’unica cosa certa è che il mondo arbitrale italiano si conferma la vera cancrena del movimento: come se non bastasse la condanna a 5 anni e 8 mesi del Procuratore capo D’Onofrio per traffico internazionale di droga (aprile 2024), abbiamo oggi il presidente AIA in carica, Zappi, sospeso per indebite pressioni fatte sui designatori di serie C e D al fine di farli dimettere per favorire la scalata in alto loco di Orsato e Braschi, e il designatore in carica Rocchi auto-sospeso perchè indagato da una Procura penale per avere “combinato” designazioni arbitrali a vantaggio di un importante club. Come si dice in questi casi: il più pulito ha la rogna.
Questo il comunicato con cui il designatore Gianluca Rocchi, sia pure con un ritardo che definire deplorevole è dire poco, ha annunciato la propria auto-sospensione. “In merito alla vicenda odierna – ha comunicato -, in accordo con l’AIA e per il bene del gruppo CAN che deve poter operare nella massima serenità, ho deciso di auto-sospendermi, con decorrenza immediata, dal ruolo di responsabile CAN. Questa scelta, sofferta, difficile ma condivisa con la mia famiglia – prosegue il designatore arbitrale, indagato dalla procura di Milano per concorso in frode sportiva – vuole permettere un corretto decorso della fase giudiziale, da cui sono certo uscirò indenne e più forte di prima. Il grande amore per la mia associazione ed il senso di responsabilità per il ruolo ricoperto – conclude Rocchi – mi portano prima di tutto a tutelare un gruppo così importante di atleti che non voglio possa essere condizionato in alcun modo dalle mie vicende, in attesa di novità, che mi auguro quanto prima possano arrivare per chiarire la mia posizione”.
Come detto anche la giustizia sportiva si è mossa: da un lato la Procura FIGC ha subito chiesto gli atti alla Procura della Repubblica di Milano, dall’altro il capo della Procura generale dello Sport, Ugo Taucer, ha invitato il procuratore federale Chiné a relazionarlo sull’archiviazione dell’indagine riguardante la vicenda per la quale oggi il designatore arbitrale Gianluca Rocchi risulta indagato dalla Procura di Milano
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