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Diego Armando Maradona: l’uomo

Di Maradona è stato scritto e detto tutto e di tutto.


A continuare a farlo si potrebbe correre il rischio di ripetersi. Ci sono tuttavia episodi che vale la pena raccontare più e più volte, emozioni che andrebbero vissute senza un limite preciso.

Ció che Diego ha rappresentato e continua a rappresentare per Napoli ed i napoletani è qualcosa di straordinariamente indecifrabile:

La rivalsa, la vittoria sul campo ed una “rivolta” contro un sistema a cui lo stesso Maradona ha dovuto poi arrendersi.

Il nome del “Diez” evoca ricordi suggestivi di successi irripetibili, e, allo stesso tempo getta il tifoso in una cupa nostalgia, ebbra di desideri irrealizzati.

“Inutile” parlare dei suoi gol, degli assist, gli scudetti. Talvolta è utile ricordare altro, qualcosa di probabilmente più significativo e che maggiormente da l’esatto valore non del Diego calciatore, talento inestimabile, ma dell’uomo, le cui debolezze sono sempre state condannate in pubblica piazza, senza che sia stato fatto altrettanto con i suoi pregi.

Era il 1984, un freddo pomeriggio invernale. Tra edifici fatiscenti, in un campo da calcio ai limiti della praticabilità, tipico dei quelli di periferia, si disputò un’amichevole ad Acerra, un comune situato a nord di Napoli.

La gente a bordo campo, senza alcuna recinzione, ad osservare incredula Diego Armando Maradona, riscaldarsi tra le macchine parcheggiate dove magari tanti “campioni” di oggi non riuscirebbero nemmeno a camminare.

Quella partita fu organizzata per un bambino, per aiutare la sua famiglia a pagare un delicato intervento chirurgico che gli avrebbe salvato la vita. Il padre del ragazzino si rivolse a Pietro Puzone, ex attaccante del Napoli, originario proprio di Acerra, per chiedergli di organizzare un evento che avrebbe potuto raccogliere i fondi necessari.

Diego non si fece attendere e, vinte le resistenze di Ferlaino che temeva il rischio infortuni, si presentò e disputò l’amichevole.

La massima espressione dell’umanità e dell’umiltà di un campione senza tempo troppo spesso dimenticata.

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