Editoriale

Come sciami di locuste gli arabi sono piombati sul calcio europeo. Arrivano, divorano e migrano

Erano una delle dieci piaghe inferte da Dio all’Egitto, le locuste, insaziabili divoratrici, non lasciavano nulla dopo il passaggio. Oggi i club sauditi, sono le locuste del mondo pallonaro: arrivano, divorano e migrano

Difficile credere siano una punizione divina inflitta al calcio europeo ma un fenomeno incontrollabile determinato da dinamiche che vanno oltre il calcio.
Hanno cominciato conquistando postazioni nevralgiche in Premier e in Ligue 1, poi si sono rafforzati, infine, hanno iniziato l’assalto definitivo.
Il primo obiettivo è raggiunto.
Prima si parlava di Arabia Saudita, e paesi limitrofi, solo per questioni legate al prezzo del greggio o per l’arretratezza sociale di dittature assolute, diritti negati e discriminazione sessuale oggi se ne parla per il calcio.
Gli arabi, vogliono prendersi il pallone, perché gli serve e se i calciatori decideranno che l’unica cosa che conta sono i soldi ci sarà poco da fare.
Almeno nel breve periodo, perché, ad un certo punto, qualcuno potrebbe ricordarsi che il calcio non è un gioco e, neppure, uno show ma il fenomeno sociologico trasversale più imponente del pianeta ed esserne protagonisti un’opportunità.
Tutti ricordiamo l’angoscia che provocava assistere alle partite giocate negli stadi vuoti, i primi a subirne lo shock furono propio i calciatori.
I protagonisti erano loro, le regole uguali, le partite valevano, sempre, tre punti e c’erano titoli in palio ma non era calcio perché mancava la parte fondamentale:
I tifosi.
Gli stadi, in Medio Oriente sono aperti ma gli spettatori più o meno veri ( con tutto il rispetto per gli appassionati che ci saranno) potrebbero assistere con lo stesso interesse ad una partita di cricket o ad una gara di volo del falco.
Non c!è storia e neppure pathos non ci sono ricordi di ingiustizie subite, sogni infranti o custoditi nel cuore in attesa di renderli immortali.
Non ci sono racconti tramandati da generazioni, non ci sono i gruppi organizzati, i cori e le vigilie che vorresti non finissero mai.
Non ci sono gli scudetti tatuati sulla pelle, le preghiere sommesse e i rigori mai visti perché non hai il coraggio.
Non c’è il freddo che ti gela le ossa ma solo il caldo che ti stordisce.
Non ci sono i traditori della maglia o chi la bacia, non ci sono quelli che “Sono cresciuto in curva oggi è un sogno giocare in questo stadio”
Niente birra o borghetti, figurarsi le merende, neanche buoni propositi o cattivi presagi.
Nessun rito, non si baciano teste, non si prepara il caffè non si sbandierano titoli cancellati dalla giustizia e non si patteggia.
Non si rinnega il passato per giustificare il presente.
Non ci sono eroi, non ci sono indelebili e nessun destino immortale.
Non c’è fede, non c’è amore ma solo business.

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