Editoriale

I cori razzisti che uniscono l’Italia ma possono svuotare i portafogli

Torna il campionato, ci è mancato. Tornano i cori razzisti, offensivi, irritanti, disgustosi e provocatori, quelli non ci sono mancati.

 

Pronti via, Udinese-Roma e partono le canzoncine. Da Udine a Torino è un attimo, inizia Juventus-Spal e si replica all’Allianz Stadium.

In questi giorni parole forti e ferme prese di posizione del Napoli, dal Presidente a Mister Ancelotti ma nessun supporto serio da parte dei vertici del calcio italiano. Il paese Italia e non solo il calcio fanno una pessima figura ma c’è di più.

I patetici personaggi che infestano gli stadi e che, come bulletti da quattro soldi, fanno branco e si divertono così, fanno una pessima pubblicità alle multinazionali che, spesso, sponsorizzano a suon di milioni di euro questi stadi.

Soldi, tanti. Colossi mondiali come la Dacia, nel caso di Udine o L’Allianz nel caso della Juventus che vedono i loro nomi associati a immagini vergognose che fanno il giro del mondo. Non ne saranno felici gli uffici marketing e potrebbero pensarci prima di rinnovare naming e sponsorizzazioni.

Chissà che dove non arriva la cecità e la “sordità” dei dirigenti del pallone italiano, arrivi il vil danaro( perso). La sensibilità è una qualità non si può pesare, i soldi si, soprattutto se sono tanti. Pecunia non olet, dicevano i latini, puzzano, invece, di marcio e di rancido le offese vomitate e che macchiano in modo indelebile le gradinate di questi stadi.

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